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Marta

giovedì 1 dicembre 2011

Giornata Mondiale contro L’Aids

Oggi è la Giornata Mondiale contro L’Aids.

Spesso ci sentiamo partecipi e concretamente attivi in certi campi, solo quando ci sono iniziative e giornate tematiche, specie se pubblicizzate ovunque sia possibile. Anche io solo oggi mi sono fermata a riflettere su quello che succede spesso così vicino a noi. Ma non standoci dentro, facciamo a volte finta che non esista..

Tante iniziative, come per esempio alla Apple sugli scaffali cover, accessori e tutto ciò che può essere di colore rosso verrà esposto e il 10% del ricavato andrà devoluto all’associazione per la lotta contro l’Aids; anche i ragazzi dell’Apple Store per l’occasione indosseranno la divisa “rossa” diversamente dalla solita t-shirt blu, mentre in alcuni Store la Mela dell’insegna si accende di rosso. Questo perchè il rosso, il nastro rosso, Il nastro rosso è un l'esempio più famoso di nastro della consapevolezza.
Difronte alle numerose iniziative, un convegno sul tema al Senato, mette in luce un dato inquietante: troppe donne scoprono tardi di essere sieropositive e “sono più vulnerabili degli uomini di fronte al virus”. Quasi il 40% delle donne HIV positive scopre tardi di essere stato colpito dal virus, spesso quando l’AIDS è già in fase conclamata. Questo fenomeno si chiama dei “late presenter” (persone che giungono tardivamente alla diagnosi), ed è in continua crescita. Inoltre le donne presentano condizioni biologiche che le rendono più esposte al virus: sono due volte più a rischio di contagio in un rapporto non protetto rispetto all’uomo.
Paradossalmente l’estrema tutela della privacy e i vincoli burocratici fissati dalla legge n.135 del 1990 (con troppi moduli di consenso informato da compilare) possono rendere “ostico” il test.
Il 70% delle donne viene infettato da un partner stabile, mentre il 76% dei maschi contrae il virus durante un rapporto occasionale. È quindi l’uomo che normalmente "porta" la malattia all’interno della coppia. Inoltre le donne sono più vulnerabili di fronte al virus: la loro mucosa genitale è più permeabile all’HIV rispetto a quella maschile e gli ormoni femminili, in certe fasi del ciclo, possono favorire l’infezione.

Dopo 30 anni dall’inizio dell’epidemia sono quasi 16 milioni nel mondo le donne affette da HIV, la maggior parte in età fertile. Per queste ultime il virus è diventato la principale causa di malattia e morte. In Europa è in costante aumento il numero di donne colpite: il 35% delle nuove diagnosi riguarda infatti la popolazione femminile.
La battaglia contro l’AIDS, ha prodotto risultati straordinari in un periodo di tempo breve: oggi l’aspettativa di vita di una persona HIV positiva, che riceva una diagnosi precoce, non abbia patologie associate e sia in giovane età, è comparabile a quella della popolazione sana. Ma non va sottovalutato il problema del "sommerso", della sieropositività inconsapevole, cioè dei malati che continuano a infettare senza averne coscienza.

Bisogna Intervenire in maniera attiva per individuare chi infetta senza saperlo, per rendere la popolazaione più consapevole e più protetta. Ma soprattutto, bisogna stare attenti a chi si frequenta, chiedendo sempre l'uso del preservatico se si tratta di partner occasionali. Anche perchè, non solo si può contrarre l'HIV, ma tante altre patologie che rischiano di diffondersi e creare problematiche sociali.

Per avere altre informazioni o fare considerazioni personali, si può cliccare il sito della LILA che cerca di sensibilizzare tutti con lo slogan: Zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti Aids-correlate, che vuole rinnovare l’appuntamento con la prevenzione con test e consulenze gratuite. Lo scopo di questa importante occasione di confronto e informazione è “Getting to zero”, azzerare i numeri spaventosi di questa patologia.

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